ruggi ruggi ma non ti sento
MARTEDì 28 SETTEMBRE, terza
settimana
LETTERATURA.
L’esperienza frustrante. Oltre
che artigianalità, ascolto, relazione nell’azione didattica rientra la
teatralità e con essa una componente istrionica. Se la il docente non fa
davvero “cantiere” (e come potrebbe nella nostra scuola media) e non mira davvero sempre a scomparire (che
non vuol dire rinunciare a dirigere) ecco che a giorni punta sul potere
istrionico, sulla lezione personale. Lo volevo? No. Ma è finita così.
Letta Alla sera di Foscolo. Sul libro è assurdamente penosamente messa su due pagine, con l’ultima terzina sul verso. La proietto ma do anche un foglio con il testo ben scritto intero e i versi numerati. Normalmente denigro le mie scelte, trovo assurdo aver fatto Lettere. Normalmente ricordo bene che se Mengaldo veniva a fare lezione ai dottorandi, la sera a cena voleva me seduta accanto a lui. So leggere i testi bene ma non solo, So aprire, sfogliare, svolgere per chi ascolta i testi come una maga, li faccio cantare. Ma non è ciò che volevo in classe. Se parlo e spiego la poesia non vola una mosca, tutti sono immobili attoniti rapiti, so benissimo che non comprendono tutto anzi, che una frase un dettaglio arriva diritto e che sono poi rapiti da una specie di fantasticheria in cui si intrecciano echi visioni emozioni e frammenti del seguito del discorso. Sono Kaa che incanta Mowgli ma non mi viene appetito.
Anche se cammino chiamo sollecito riprendo inchiodo con sguardo, con passo, comunque so che non è quello il modo con loro, alla loro età, qui a scuola. Per questo ho preparato la scheda che li guidi a ripercorrere, finita la lettura, il testo per capire cosa dice. Una sorta di parafrasi guidata. Fallimento.
Per la maggior parte il
testo è stato muto e resta incomprensibile. Certo c’è chi fa la scheda sparata sparato
ma altri sono paralizzati e solo una lettura personale sussurrata all’orecchio
col dito che collega le parole e le frasi schiude la lirica. Alla fine faccio
il ça va ça va pas: con un gesto tutti indicano come si sta alla fine della
lezione. Solo pugni chiusi. Chiedo esplicita: a chi è piaciuta la poesia?
Nessuno. È la prima volta da quando insegno che mi accade, c’è sempre chi vede
la bellezza, trova il suo bene nella poesia proposta. Questa a nessuno.
La notte non ci dormo: oggetto
testuale canonico, lavorato, di musicalità e tema universali, congegno di stile
perfetto, come una scultura attorno a cui puoi girare più volte cogliendo ogni volta
dettagli nuovi, politica e personale, storia ed eternità, furia e
contemplazione….MUTO a loro. Distantissimo remoto praticamente irraggiungibile.
Le nubi e gli zefiri fanno da barriera insormontabile, gli iperbati e anastrofi
(che non nomino mai, non siamo amici) funzionano come catapulte respingenti.
Rimango come una capra a pupille strette a fissare questa distanza e alla fine
capisco che fare, martedì prossimo. Intanto per non dimenticare Foscolo è nominato in Storia e Lettere tutto il resto dei gionri. Ecco c'è anche una dimensione di tessitura nel lavoro didattico.
GRAMMATICA
Ripassone al galoppo, di nuovo cabaret
e stand up comedy alla lavagna facendomi dare frasi e definizioni: ancora
transitivi intransiti e complementi primo tipo e si riflessivi e passivizzanti.
Farò un test di comprensione del testo con parte grammaticale, tipo invalsi e
spiego ciò che so sarà nei quesiti.
STORIA
Con storia è altalena. In attesa di liberarmi del Risorgimento e mettermi a lavorare come voglio, con materiali gruppi e costruzioni, ancora faccio lavoro tradizionale e so che a volte va bene e a volte va male. Oggi bene: monarchie, Santa Alleanza, censura, tortura, imperi. Abbiamo tutto. Mancano patrioti, insurrezione. A repubblica democrazia e indipendenza si arriva. Suffragio universale meno che mai. Resta la disciplina per cui a mio avviso più urge la riforma didattica.
mi sento in obbligo di fare in modo che questi 22 sappiano perchè in ogni città italiana c'è una piazza mazzini o corso cavour o corso garibaldi. penso che non potremo ascoltare nessun discorso interventista nel 1914 se non c'è un'idea di cosa era la patria.
penso che per loro - alienate da qualsiasi dimensione collettiva di intervento attivo sulla realtà , nell'epoca disillusa e atrocemente nichilista del realismo capitalista - intuire lo struggimento furibondo di uno spirito guerriero intrappolato nella gabbia di ferro del suo tempo generale da cui ci si sottrae solo in una contemplazione intima dell'universale spirituale, potrebbe essere interessante. A 12-13 anni? sì.
1. Forse perché della fatal quïete
2. Tu sei l’immago a me sí cara vieni,
3. O Sera! E quando ti corteggian liete
4. Le nubi estive e i zeffiri sereni,
5. E quando dal nevoso aere inquïete
6. Tenebre e lunghe all’universo meni
7. Sempre scendi invocata, e le secrete
8. Vie del mio cor soavemente tieni.
9. Vagar mi fai co’ miei pensier su l’orme
10. Che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
11. Questo reo tempo, e van con lui le torme
12. Delle cure onde meco egli si strugge;
13. E mentre io guardo la tua pace, dorme
14. Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge.
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