Andando a scuola

 Oggi è stato il vero primo giorno di scuola. 

è vero ci eravamo visti già giovedì 9 settembre, per due ore. Ma quello non valeva come inizio vero, quando senti scattare, agganciando il collare, la catena dei giorni. 

Fa caldo, ci sono ancora i 30 gradi, i movimenti lenti, le gambe scoperte, i colori dorati e la possibilità di fare con calma, usare il giardino, spendere il tempo come conviene. L'inverno, il registro, la fatica e il grigiore verranno, lo sappiamo. 

Forse per questo - nel cerchio ancora facile di quel giovedì - quando è stata chiesta una parola da mettere al centro in così tante in così tanti hanno detto STANCA STANCO? 


Da quelle prime isolate due ore ho riportato a casa 22 post it con le righe sbilenche e pigre dedicate a
 "Le regole per vivere bene in classe e nell'istituto". 

Le ho trascritte, appaiate, ordinate e vi ho restituito l'elenco. 
A gruppi di 3 ho chiesto di: 
  • leggere
  • correggere
  • commentare
  • aggiungere
  • proporre
Correggere implica rivedere la formulazione della "legge"; commentare implica fare precisazioni e considerazioni sulla legge che viene accettata; aggiungere implica formulare una "legge" che manca e che si ritiene necessaria; proporre riguarda le eventuali leggi da discutere con il Consiglio di Classe docente o studente.  
Il lavoro è andato abbastanza bene, tutti i gruppi hanno lavorata seriamente almeno un pò. Ma Emma distante, sfuggente, insisteva: che bisogno c'è di dirlo, si sa che è così. Rispettare, aiutare, non prendere in giro...si sa che è così. Insisto: "Si sa ma se la legge è scritta ha più forza, non si può dimenticare, rimane sul muro, se non si fa si può indicare e richiamare". Non mi crede. 

Ma oggi primo giorno, prima ora dell'anno nuovo abbiamo letto una poesia.
 ANDANDO A SCUOLA di Giorgio Caproni. 
Che bella, che bella mi dico appena la leggo. Poi se la guardo da vicino capisco pure perché. E assieme la abbiamo attraversata. Cosa vuol dire assieme? Certo che parlo e conduco io, sono io che la sfoglio, la apro la svelo ma nel farlo la rifaccio mia assieme a loro e ci vedo cose solo questa mattina, solo assieme. Solo per voi riscopro cosa vuol dire disdetta. e per via di ciò che abbiamo fatto l'anno scorso (tanta attenzione alle cose e al modo materiale concreto corporeo di nominare le emozioni, non dirle ma incarnarle in sensazioni o parti del corpo). E così la mattina cosa vedi, mentre esci presto per strada cosa vedi. e che fa il poeta: pedala in salita nell'aria bagnata dell'aurora, in salita, con un'angoscia nel cuore, una giacca stretta, soffoca come il collare del prete, prete di quale dio, pigia sui pedali, gli scoppia il cuore, passa sotto gli alberi, si sente strappare da ciò che è caro. fatica di gambe cuore e mente, pensieri in salita strappati da un'altra strada. Abbiamo cercato di capire cosa c'era per strada. Cosa vuol dire brancolare. Cosa fa male sia al cuore che alla mente. La figura del prete che colpisce l'occhio e a cui il pensiero tormentato mentre il corpo pedala, ritorna. L'anima lo strozza come la giacca: lui è prete di che chiesa? Siamo stati un bel pò nella poesia, incalzo e do la parola, chiedo pretendo esempi, ci torniamo e ritorniamo. 
Poi domando di andare a scrivere. Trovare un distico con rima baciata: cosa ho visto andando a casa, un lampo un'impressione, cosa era, un oggetto una persona un dettaglio un campo un ramo una pozza dei capelli un colore un animale cosa andando a scuola e una rima. è difficile per loro, muti mute a lungo davanti al foglio, solo qualcuno trova e ci prova, chi per finta chi per davvero. Voglio un distico baciato e poi, domani, i sentimenti le sensazioni le cose. E infine ancora chiusa in rima baciata. Domani. 



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